1 Luglio 2012
E' certo che per uscire dalla crisi deve aumentare la domanda. Tra il 1940 e il 1942 la domanda probabilmente aumentò a causa dello sforzo bellico. Oggi si spera che la domanda aumenti per altri motivi. E' certo che le politiche di rigore non fanno che determinare disoccupazione e recessione. I disoccupati non spendono e neanche coloro che temono di perdere il posto di lavoro. Se invece per rigore si intendono i tagli alla casta allora va bene. Ma non mi sembra che per il momento si siano fatti questi tagli, al massimo si sono enunciati e poi non si è fatto niente. In sostanza licenziare è controproducente, sia nel pubblico che nel privato. E' producente invece impegnarsi a lavorare bene, sia nel pubblico che nel privato. E' altresì controproducente fare tagli nel settore della scuola e della ricerca, come svendere il patrimonio pubblico e le poche aziende pubbliche che funzionano, è producente smettere di aiutare aziende decotte (mi piacerebbe sapere quanti soldi pubblici sono finiti alla Fiat che peraltro fa macchine brutte anche esteticamente) e smettere di conferire incarichi a consulenti esterni allo Stato e agli pubblici, è producente invece valorizzare le professionalità interne, ove ci sono, mettere le persone giuste al posto giusto ed eventualmente rimandare a casa gli incompetenti se non c'è altro modo di utilizzarli, magari in attività esecutive, se non sono in grado di svolgere quelle per cui sono stati assunti in maniere clientelare.
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Manifesto del buon senso in economia
temi.repubblica.it
Paul Krugman, premio Nobel dell’Economia 2008, e Richard Layard, direttore di un centro studi della London School of Economics, hanno promosso sul Financial Times un manifesto per il buon senso in economia. Una radicale critica alle politiche di rig