30 Marzo 2013
È quello che penso anch'io. Insistere per un governo del M5S che non avrebbe comunque i numeri é assurdo. La fiducia a Bersani non poteva essere votata, però poi bisognava dimostrare disponibilita' a qualche soluzione indicando qualche nominativo di persona di valore al di sopra delle parti.
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Stamani, sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio ribadisce perfettamente quello che anch'io scrivo e ripeto da settimane in tivù e sul sito del Fatto. Fino a ieri il Movimento 5 Stelle aveva (al netto delle gaffes e della supponenza) provocato effetti benefici sulla politica italiana. E il no alla fiducia a Bersani era del tutto sacrosanto (Bersani è sempre stato visto, dal movimento, per quello che è: un politico incapace quando andava bene e corresponsabile del disastro quando è andata male. Dargli la fiducia era impensabile). Ieri però occorreva fare dei nomi, un Settis o uno Zagrebelsky, e uscire dallo stallo. Non limitarsi a dire: "Dateci l'incarico". Io so - ne ho certezza, e ce l'ha anche Marco - che all'interno del M5S questa ipotesi è stata più che ventilata: si attendeva lo schianto di Bersani per poi proporre un nome proprio, caro al Movimento, e varare un governo a tema (e a tempo) di 6 mesi-1 anno. Questa linea, che come molti italiani condividevo e auspicavo, è rimasta minoritaria. Ed è stato perso un treno che forse non passerà più (e i grillini verranno eternamente additati come responsabili). Ha vinto la linea del Duri&Puri, dell'ortodossia, dell'integralismo, della "rivoluzione senza ghigliottina". Al netto delle utopie confuse, però, la realtà è che l'unico governo "dei saggi" è ora quello tra Pd e Pdl. Forse M5S ci guadagnerà in termini elettorali (è tutto da dimostrare), ma la sensazione è che sia stata fatta - in nome di un eccesso di purezza - una cazzata mica da ridere.
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